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Istituzione Universitaria dei Concerti

Andrea Lucchesini pianoforte

MittelEuroPiano
Viaggio nella musica mitteleuropea (2): Vienna

Programma:
Schubert: 3 Klavierstücke D 946
Brahms: 3 Intermezzi op.117
Beethoven: Sonata n. 29 in si bemolle maggiore op.106 “Hammerklavier”

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Sabato 19 gennaio 2013, ore 17.30
Aula Magna – Sapienza Università di Roma
Piazzale Aldo Moro 5 – Roma

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Sabato 19 gennaio alle 17.30 la IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti presenta nell’Aula Magna della Sapienza la seconda e ultima parte di MittelEuroPiano, un “viaggio nella musica mitteleuropea” in compagnia del pianista Andrea Lucchesini, che questa volta ci conduce a Vienna, per secoli una delle grandi capitali della musica.
Lucchesini ha dovuto fare una difficilissima scelta nello sterminato numero di musicisti che a Vienna nacquero o operarono e alla fine ha deciso di soffermarsi su tre autori che hanno dominato la musica dell’Ottocento e hanno anche dato un inestimabile contributo di capolavori al pianoforte: Beethoven, Schubert e Brahms.
È Franz Schubert ad aprire il concerto con una raccolta di tre brani intitolati semplicemente Klavierstücke (“Pezzi per pianoforte”), che appartengono alla prodigiosa fioritura di capolavori dell’ultimo anno di vita del compositore, il 1828, quand’era ormai consapevole della precocissima fine che lo attendeva. Furono scoperti soltanto quarant’anni dopo da Johannes Brahms e pubblicati nel 1868, ma non hanno mai raggiunto la celebrità di altre raccolte pianistiche di Schubert, come gli Impromtus op 90 e op. 142, cui sono accostabili per la loro forma libera e il loro tono lirico, con un’alternanza di momenti tranquilli e teneri e di presagi angosciosi. Nonostante il periodo tragico della loro composizione si concludono in modo brillante e vivace – si potrebbe anche definirlo spiritoso. Un ciclo di grande valore, che merita di essere conosciuto meglio.
A Schubert risponde idealmente Johannes Brahms, con i suoi 3 Intermezzi op.117. Composti nel 1892 durante le vacanze estive ad Ischl, appartengono anch’essi all’ultima fase creativa del loro autore. Brahms tornò a scrivere per il pianoforte dopo tredici anni e riversò in quello che era il “suo” strumento un intimo diario musicale: è una musica raccolta e quieta, un vero e proprio monologo interiore, che l’autore stesso definì “ninne-nanne della mia sofferenza”.
Conclude il concerto Ludwig van Beethoven, con l’opera più grandiosa della grande letteratura pianistica dell’Ottocento, la Sonata n. 29 in si bemolle maggiore op.106 “Hammerklavier”, abbozzata nel 1817, terminata solo dopo due anni e dedicata all’arciduca Rodolfo d’Austria, allievo del compositore e uno dei suoi più grandi ammiratori. È uno degli ultimi capolavori beethoveniani, titanico non soltanto per le sue proporzioni e per il suo contenuto ma anche per la volontà di superamento dei limiti naturali del pianoforte dell’epoca. Riferendosi alle enormi difficoltà tecniche della Hammerkavier, Beethoven stesso affermò: “Ecco una sonata che darà del filo da torcere ai pianisti per i prossimi cinquant’anni!”. Aveva torto, perché sono passati duecento anni ma continua a essere un temibile banco di prova anche per i più grandi virtuosi. Un illustre pianista viennese dei nostri giorni, Paul Badura-Skoda, ha scritto: “La Hammerklavier è per noi pianisti quello che la Nona Sinfonia è per i direttori d’orchestra: l’opera monumentale, l’opera culminante o, meglio ancora, l’opera che esplora sia gli abissi che le vette. Perciò non possiamo affrontarla che con rispetto”. Parole che senza dubbio Lucchesini potrebbe far sue.

Andrea Lucchesini è uno dei pianisti italiani oggi più famosi e apprezzati in campo internazionale e uno dei beniamini del pubblico dell’Aula magna, dove torna quasi ogni anno. Formatosi sotto la guida di Maria Tipo, si è imposto all’attenzione del mondo musicale giovanissimo, vincendo il Concorso Internazionale “Dino Ciani” presso il Teatro alla Scala di Milano. Suona da allora in tutto il mondo con le orchestre più prestigiose, collaborando con direttori quali Claudio Abbado, Semyon Bychkov, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Daniel Harding e Giuseppe Sinopoli.

La sua ampia attività, contrassegnata dal desiderio di esplorare la musica senza limitazioni, lo vede proporre programmi che spaziano dal repertorio classico all’oggi e gli vale già nel 1994 il riconoscimento dei musicologi europei da cui riceve – unico italiano finora – il Premio Internazionale Accademia Chigiana, mentre l’anno successivo il Premio “F. Abbiati” testimonia l’apprezzamento della critica italiana.

Ha al suo attivo numerose incisioni discografiche, tra cui la registrazione dal vivo del ciclo integrale delle 32 Sonate di Beethoven e gli Improvvisi di Schubert, incisi nel 2010 e accolti con entusiasmo dalla critica internazionale e nominati disco del mese da Musicweb International nel novembre 2010.

BIGLIETTI: Interi: da 15 euro a 25 euro (ridotti da 12 euro a 20 euro)
Giovani (under 30): 8 euro
Bambini (under 14): 4 euro
INFO per il pubblico: tel. 06 3610051
www.concertiiuc.it
botteghino@istituzioneuniversitariadeiconcerti.it

Comunicato stampa

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