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Accademia Filarmonica Romana

L’Accademia Filarmonica Romana ricorda Petrassi a dieci anni dalla scomparsa
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domenica 3 marzo, ore 11 Sala Casella (via Flaminia 118)

 

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Ho abitato in via Giulia… è il titolo del concerto che l’Accademia Filarmonica Romana dedica a Goffredo Petrassi (Zagarolo, 16 luglio 1904 – Roma, 3 marzo 2003) domenica 3 marzo alle ore 11 in Sala Casella (via Flaminia 118), a dieci anni esatti dalla scomparsa.

Il concerto, che raccoglie musiche di Petrassi ed Elliott Carter e che nel suo titolo riprende una frase della biografia di Petrassi raccolta da Enzo Restagno (“Ho abitato in via Giulia, questa straordinaria e solenne strada romana dal 1915 al 1930, quindi ho passato là tutto il periodo della mia formazione…”), ripercorre l’arco dell’ampia parabola creativa di Petrassi, figura dominante della musica italiana ed europea del ventesimo secolo, che la Filarmonica ha avuto come suo direttore artistico dal 1947 al 1950, accogliendo nel corso di tutto il Novecento diverse sue prime esecuzioni assolute. Ne sono interpreti Carlotta Nobile (violino), Antonello Farulli (viola), Marco Scolastra (pianoforte), Cecilia D’Amico (voce narrante che leggerà alcuni scritti fra un’esecuzione e un’altra) e il Quartetto Bernini (Marco Serino violino I; Yoko Ichihara violino II; Gianluca Saggini viola; Valeriano Taddeo violoncello). Il rispetto profondo per il ‘mistero’ dell’invenzione, dell’atto creativo frutto della fantasia, da una parte, e un aggrapparsi forte alla dimensione artigianale, quotidiana dell’operare artistico, dall’altro, sono ciò che di fondamentale ha sempre caratterizzato l’attività compositiva di Petrassi. È quella “concreta astrattezza” di cui parla Sergio Sablich, “dove il lato più squisitamente artigianale si realizza nel piacere supremo di cesellare un suono, un timbro, una figura, piegandoli a sfidare l’impossibile”.

Con i primi due brani in programma per questo concerto siamo all’inizio di questa parabola, all’indomani del suo primo, significativo successo, quella Partita per orchestra che nel 1932 lo rivelò al pubblico italiano ed europeo. La Toccata per pianoforte e l’Introduzione e Allegro per violino e pianoforte, entrambi del 1933, partecipano del gusto neoclassico allora dominante, anche se si tratta di un neoclassicismo di stampo più europeo che italiano. A raggiungere d’un balzo l’atmosfera dell’ultima fase creativa di Petrassi ci aiuta il tramite di un breve omaggio che Elliott Carter dedicò al “caro e ammiratissimo amico Goffredo Petrassi, il massimo compositore italiano della sua generazione” in occasione del suo novantesimo compleanno, nel 1994: si tratta di 90+, una raffinata pagina pianistica dove, come spiega l’autore stesso, novanta brevi note accentate vedono ruotare attorno a loro contesti musicali sempre nuovi e cangianti. La grande varietà di ritmi, dinamiche e colori che animano la scrittura converge a creare un’atmosfera enigmatica e sospesa, tipica dell’universo poetico di Carter.

In programma anche il Duetto (1985) per violino e viola regalo di compleanno di Petrassi per gli ottant’anni di Adriana Panni. Mentre di qualche anno precedenti (1973-75) sono le quattro Odi per quartetto d’archi, prova ulteriore e ultima nel genere sommo della musica da camera, dopo il Quartetto del 1958. La scrittura fluisce libera, le immagini si susseguono incalzanti e imprevedibili, gli strumenti si prendono e si lasciano vicendevolmente in un giuoco inesauribile di rimandi e nuove proposte. Le Odi – che completano il programma del concerto – sono quattro, dedicate ciascuna a un compositore: la prima a Luigi Dallapiccola, la seconda a Riccardo Malipiero, figlio di Gian Francesco, la terza a Guido Turchi e l’ultima, Ode al ruscello, a Johann Sebastian Bach, evocato anche da alcune evidenti citazioni tematiche, tra cui il celeberrimo tema regio dell’Offerta musicale.

Comunicato stampa

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