domenica, marzo 26, 2017

La vedova allegra

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Musica di Franz Lehár
libretto di Victor Léon e Leo Stein

direttori d’orchestra Dániel Somogyi-Tóth, László Makláry
regia Csaba Tasnádi
assistente alla regia Anikó Eperjesi
scene Zsuzsa Molnár
costumi Zsófi Vajas
coreografie György Krámer

Orchestra Filarmonica Kodály di Debrecen
Coro del Teatro Csokonai
maestro del coro Péter Gyülvészi
Corpo di Ballo del Teatro dell’Operetta di Budapest

Allestimento co-produzione Teatro Szeged, Teatro Csokonai di Debrecen e Operettissima
in collaborazione con Studiomusica Hungary

con sovratitoli in italiano


In scena a Vienna il 30 dicembre 1905, La vedova allegra è ambientata a Parigi e ha per protagonista Hanna Glawari, una ricca vedova del Pontevedro (nome che a malapena cela il Montenegro), che i connazionali vorrebbero far risposare in patria per evitare il trasferimento all’estero del suo ingente patrimonio. Ci riusciranno – al termine di una partitura dominata dal tempo in tre quarti del valzer –, grazie a una sua vecchia fiamma, Danilo, omonimo del figlio di Nicola I, re del Montenegro (ulteriore dettaglio a sostegno di interpretazioni irredentiste della Vedova allegra). “Questa non è musica!” fu il giudizio del direttore del teatro An der Wien sull’operetta, che non riuscì comunque a offuscarne il successo: tanto che Lehár volle proprio quella stessa frase incisa sulla medaglia che ne celebrava la duecentesima replica.

Il Pipistrello

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musica di Johann Strauss
libretto di Karl Haffner e Richard Genée

direttore d’orchestra Dániel Somogyi Tóth
regia Kero (Miklos Gàbor Kerènyi)
scene Csörsz Khell
costumi Tünde Kemenesi
coreografie Jenő Lőcsei

Orchestra Filarmonica Kodály di Debrecen
Coro del Teatro Csokonai
maestro del coro Péter Drucker
Corpo di Ballo del Teatro dell’Operetta di Budapest

co-produzione Teatro Operetta di Budapest, Teatro Csokonai di Debrecen e Operettissima
in collaborazione con Studiomusica Hungary

con sovratitoli in italiano


Tratta dalla commedia Le réveillon di Meilhac e Halévy, e rappresentata a Vienna il 5 aprile 1874, domenica di Pasqua, Il pipistrello intreccia ambizioni e tradimenti, intrighi e travestimenti, alla musica di danze come il valzer, della polka e della csárda – cantata dall’astuta Rosalinde per simulare un’identità ungherese. Non deve trarre in inganno la serie di equivoci generati dalla volontà del notaio Falke di vendicarsi di una burla degli amici, che lo avevano fatto vagare per la città ubriaco e travestito da pipistrello: le ampie tessiture vocali, i virtuosismi dei cantanti e l’articolata architettura musicale sanno tenere alta la tensione e coinvolgere lo spettatore nel funambolico gioco delle parti, al punto da consegnare questa operetta alla storia come un vero e proprio classico.

Gräfin Mariza (La Contessa Maritza)

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Musica di Emmerich Kálmán
libretto di Julius Brammer e Alfred Grünwald

direttori d’orchestra Dániel Somogyi-Tóth, László Makláry
regia Kero (Miklos Gàbor Kerènyi)
scene e costumi Ágnes Gyarmathy
coreografie Jenő Lőcsei

Orchestra Filarmonica Kodály di Debrecen
Coro del Teatro Csokonai
maestro del coro Péter Gyülvészi
Corpo di Ballo del Teatro dell’Operetta di Budapest

co-produzione Teatro Operetta Budapest, Teatro Csokonai di Debrecen e Operettissima
in collaborazione con Studiomusica Hungary

con sovratitoli in italiano


Ad aprire la trilogia danubiana è la più zigana delle operette. Zigana per il soggetto, che ruota attorno alle vicende della ricca Contessa Maritza, assediata dai pretendenti, del suo amministratore, il Conte Tassilo, sull’orlo della rovina ma intenzionato a ripristinare la dote della sorella, e della immancabile zingara, Manja. Zigana per l’accattivante partitura in cui emergono elementi della musica popolare magiara e appunto zigana (in primo luogo i ritmi incalzanti della csárda) e per l’ambientazione, un possedimento ai confini tra Ungheria e Bulgaria.
Rappresentata per la prima volta nel 1924, suscitando l’entusiasmo del pubblico (ma anche quello di Toscanini che ne lodò la raffinata orchestrazione), ha mantenuto poi intatta nel tempo la suggestione di atmosfere magiare inconsapevolmente tinte dei nuovi ritmi di Gershwin che l’autore ebbe per amico a Vienna.

Pierre-Laurent Aimard

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Pierre-Laurent Aimard Photo: Marco Borggreve

Programma del concerto:

György Kurtág (1926)
Quattro pezzi da Játékok (1973-2010) (Vol. V-VI)

In memoriam László Ferenc (2006)

Ligatura y
da Játékok (Vol. VI)

Jan Pieterszoon Sweelinck (1562-1621)
Fantasia in modo dorico a 4 voci SwWV 260 Eco

György Kurtág
Sette pezzi da Játékok (Vol. II-III-V-VI)

Draft-sheet (unshapend-rough) für Tünde Szitha (2011)

Jan Pieterszoon Sweelinck
Fantasia cromatica a 4 voci SwWV 258

György Kurtág
Passio sine Nomine (2015)
*Prima esecuzione italiana

… couple égyptien en route vers l’inconnu… Musée du Louvre [VI dynastie]

… couple égyptien en route vers l’inconnu… Double

Spiel mit dem Unendlichen
da Játékok (vol. III)

Olivier Messiaen (1908-1992)
VI. L’Alouette lulu
da Catalogue d’oiseaux (1956-1958)

Julian Anderson (1967)
Sensation (2016)
*Prima esecuzione italiana

Pierre Boulez (1925-2016)
Douze notations (1945)

Con il recital del lionese Pierre-Laurent Aimard a Teatro Farnese mercoledì 19 ottobre 2016 alle ore 20:30, la rassegna internazionale di musica moderna e contemporanea Traiettorie accoglie uno degli interpreti più rilevanti del repertorio contemporaneo per pianoforte, e in particolare dell’opera pianistica di Olivier Messiaen, di cui fra sei mesi ricorrerà il primo quarto di secolo dalla scomparsa. Del resto nel 1973, a soli sedici anni, Aimard vinse il Concorso Messiaen ritrovandosi presto aperte le porte dell’Ensemble Intercontemporain, di cui divenne solista su incarico personale di Pierre Boulez. Il suo percorso musicale è stato perciò da quel momento indirizzato decisamente sul solco della contemporaneità: ha collaborato con Stockhausen, Boulez, Benjamin, Kurtág, Ligeti, Birtwistle ed Elliott Carter, che gli ha dedicato «Epigrams», eseguito per la prima volta all’Aldeburgh Festival nel 2013. Docente alla Hochschule di Colonia, Aimard è stato Professore Associato al Collège de France di Parigi, membro dell’Accademia Bavarese di Belle Arti e artist in residence presso l’Orchestra Sinfonica di Vienna nella scorsa stagione per l’esecuzione dell’integrale dei concerti per pianoforte di Beethoven. Del resto il suo repertorio non è concentrato solo sull’area contemporanea: ha registrato l’«Arte della Fuga», il primo volume del «Clavicembalo ben temperato» di Bach e musica di Liszt e Debussy. Nel 2007 l’autorevole rivista Musical America lo ha nominato “Instrumentalist of the Year”.

Da tutto ciò è segnato il programma che Aimard ha preparato per Traiettorie, che affianca due fantasie del maggior tastierista barocco del XVII secolo, Jan Pieterszoon Sweelinck, a brani di Messiaen, Anderson, Boulez e Kurtág. Il centro intorno a cui ruota il programma è proprio György Kurtág: del novantenne compositore ungherese Aimard interpreterà, oltre a una vasta scelta dai volumi della grande enciclopedia di frammenti sonori «Játékok», altri pezzi fra cui «In memoriam László Ferenc» (2006), «Draft-sheet für Tünde Szitha» (2011), «… couple égyptien en route vers l’inconnu…» e, in prima esecuzione italiana, la «Passio sine Nomine» (2015) che, scritta per la moglie, Kurtág ha dedicato proprio ad Aimard. Naturalmente non manca una citazione di Messiaen, «L’Alouette Lulu» dal terzo volume del «Catalogue d’oiseaux» (1958) e il recentissimo, anche questo in prima italiana, «Sensation» di Julian Anderson, un delizioso studio sulla percezione in sei movimenti. In questo programma che gioca sull’aforisma, sul timbro, sull’evocazione, c’è posto anche per «Douze notations», capolavoro giovanile che rivelò la personalità del ventenne Pierre Boulez in quello spazio privilegiato della contemporaneità che è la geometria, il calcolo, la combinazione, la sensibilità razionale per il tutto e le sue parti.

Biglietteria   

Biglietteria il giorno del concerto presso il Teatro Farnese (P.le della Pilotta, 15) a partire dalle ore 19:30, con possibilità di prenotazione telefonica ai recapiti della Fondazione Prometeo: i biglietti prenotati telefonicamente si potranno ritirare la sera stessa presentandosi con utile anticipo.

Fondazione Prometeo: tel. 0521 708899 – 348 1410292, e-mail: info@fondazioneprometeo.org

Ensemble Prometeo

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Ensemble Prometeo
con il supporto di SIAE / Progetto “SIAE – Classici di Oggi”

Programma della serata:

Nicola Sani (1961)
Oltre il deserto spazio (1999)
per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte

Daniele Bravi (1974)
Meditazione Terza – Oltre l’inganno dei sensi (2016)
per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte
**Prima esecuzione assoluta – Commissione Traiettorie 2016

Daniela Terranova (1977)
Di natura sottile (2016)
per flauto, clarinetto, violino, viola, violoncello, pianoforte e percussioni
**Prima esecuzione assoluta – Commissione Traiettorie 2016

Wolfgang Rihm (1952)
Frage (1999-2000)
per soprano, corno inglese, clarinetto, arpa, viola, violoncello, contrabbasso, pianoforte e percussioni
*Prima esecuzione italiana

 

Organico:

 Giulio Francesconi, flauto
Fabio Bagnoli, corno inglese
Paolo Ravaglia, clarinetto
Emanuela Battigelli, arpa
Georgia Privitera, violino
Gabriele Croci, viola
Claude Hauri, violoncello
Emiliano Amadori, contrabbasso
Anna D’Errico, pianoforte
Simone Beneventi, percussioni

Claudia Sasso, soprano
Marco Angius, direttore

Si chiude con Ensemble Prometeo, cioè con lo stesso gruppo musicale che aveva inaugurato la sua XXVI stagione due mesi esatti prima, l’edizione 2016 di Traiettorie, la rassegna internazionale di musica moderna e contemporanea ideata e diretta da Martino Traversa e organizzata da Fondazione Prometeo, che anche quest’anno ha lasciato la propria impronta sull’autunno musicale di Parma e sulla programmazione di musica contemporanea italiana.

Tredici concerti, quindici prime assolute di cui dodici commissionate da Traiettorie, oltre settanta brani eseguiti, sono numeri che non solo dimostrano il consolidamento di una realtà ma anche la risposta alle richieste di un pubblico che, particolarmente in questi ultimi anni, si è fatto sempre più numeroso ed esigente.

Mercoledì 23 novembre nella Sala dei Concerti della Casa della Musica, alle ore 20:30, si consumerà dunque l’ultimo atto di Traiettorie 2016 con l’ensemble diretto da Marco Angius alle prese con un programma spiccatamente contemporaneo, che è, per certi versi, simbolo di un’edizione legata più di altre volte alla musica degli ultimi decenni: quattro pezzi che rivelano la varietà di pensiero della musica degli ultimi anni e allo stesso tempo le contraddizioni di questo frangente storico, dal novecentismo visionario del quintetto per archi, flauto, clarinetto e pianoforte «Oltre il deserto spazio» (1999) del compositore ferrarese Nicola Sani, alle amplificazioni psicoacustiche di «Meditazione Terza – Oltre l’inganno dei sensi» di Daniele Bravi, commissionato da Traiettorie e qui presentato in prima assoluta.

Saranno peraltro due le prime assolute commissionate dalla rassegna ed eseguite in questo concerto: oltre al pezzo di Bravi, terzo di un ciclo di sei avviato nel 2002 sulle «Meditazioni metafisiche» di Cartesio, anche un nuovo brano di Daniela Terranova per flauto, clarinetto, violino, viola, violoncello, pianoforte e percussioni. Chiude la serata la proposta di «Frage», un pezzo del 2000 di Wolfgang Rihm, il profeta della “New Simplicity”, che, curiosamente, non è mai stato suonato prima in Italia nella sua versione per voce (il soprano Claudia Sasso) ed ensemble.

Ensemble Prometeo, che riunisce alcuni dei maggiori strumentisti di musica contemporanea, si presenta a questo appuntamento con Giulio Francesconi al flauto, Fabio Bagnoli al corno inglese, Paolo Ravaglia al clarinetto, Emanuela Battigelli all’arpa, Georgia Privitera al violino, Gabriele Croci alla viola, Claude Hauri al violoncello, Emiliano Amadori al contrabbasso, Anna D’Errico al pianoforte e Simone Beneventi alle percussioni.  

Biglietteria  

Biglietteria il giorno del concerto presso la Reception della Casa della Musica (P.le San Francesco, 1) a partire dalle ore 19:30, con possibilità di prenotazione telefonica ai recapiti della Fondazione Prometeo: i biglietti prenotati telefonicamente si potranno ritirare la sera stessa presentandosi con utile anticipo.

Fondazione Prometeo: tel. 0521 708899 – 348 1410292, e-mail: info@fondazioneprometeo.org
Casa della Musica: tel. 0521 031170

 

Costi dei biglietti

Intero:                                          € 15
Ridotto generico:                    € 10 (over 60)
Ridotto studenti:                       € 5 (studenti universitari e del Conservatorio)
Omaggio:                                   under 18 e titolari FP Card

 

Birds & Nymphs

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I solisti di ContempoArtEnsemble, Maurizio Leoni, Antonio Caggiano, Vittorio Ceccanti
Sabato 1 ottobre, alle ore 21.00, nella Tenuta Dello Scompiglio di Vorno (Lucca) si presenta “Birds & Nymphs”, concerto sui temi dell’incomunicabilità e della pazzia nell’opera del compositore britannico Peter Maxwell Davies (del quale si propone un ricordo a soli sette mesi dalla scomparsa) e in quella di Nicola Sani, di cui viene presentata una prima esecuzione assoluta. Con i solisti di ContempoArtEnsemble, la voce di Maurizio Leoni, le percussioni di Antonio Caggiano e la direzione di Vittorio Ceccanti. L’appuntamento fa parte di “Assemblaggi Provvisori”, manifestazione dell’Associazione Culturale Dello Scompiglio, diretta da Cecilia Bertoni, con concerti, incontri, installazioni, laboratori, mostre, performance, teatro ragazzi e residenze, incentrati sull’individualità in relazione e/o in conflitto con il genere e più specificamente con l’assenza di causalità e coincidenza tra il sesso biologico, il genere (mascolinità–femminilità) e l’orientamento sessuale.
Il monodramma Eight songs for a Mad King di Peter Maxwell Davies, per un baritono ed ensemble strumentale, esprime la pazzia di un re come segno del degrado del potere, molto spesso maschile. Una rappresentazione della follia che mostra una vocalità estremizzata, in cui la voce del baritono tocca tutti i registri vocali possibili, maschili e femminili, arrivando a una molteplicità di suoni che comprende l’imitazione del canto degli uccelli. till I end my song, di Nicola Sani, è invece un brano drammatico ispirato a La terra desolata, dell’autore e poeta statunitense T.S. Eliot, in cui il compositore, attraverso una sintesi tra le suggestioni letterarie e l’orizzonte sonoro, esprime la solitudine e lo smarrimento di una società che ha perso ogni punto di riferimento culturale e politico. Così Nicola Sani: “Le ninfe se ne sono andate… uno spazio liquido scorre intorno a noi, in cui distinguiamo forme che si dilatano nel tempo. Sembrano oggetti sfuocati, permeati da una materia contaminante. È rottame che danza…”.  “Sani – sottolinea Antonio Caggiano – si confronta con la società liquida in cui viviamo, frutto di una crisi di cui è pervasa ogni manifestazione del quotidiano, ma sembra dirci che la scomparsa delle ninfe può cedere il posto a un’umanità pienamente libera, ‘fluida’ nella sua espressione di sentimenti perciò capace di trovare la giusta sintesi tra maschile e femminile.”
Programma
Nicola Sani  till I end my song,  2016, per percussione concertante, flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte – prima assoluta
Peter Maxwell Davies Eight Songs for a Mad King, 1969,  per voce maschile ed ensemble
Maurizio Leoni  baritono e voce recitante
Antonio Caggiano  percussioni
Per ContempoArtEnsemble: Luciano Tristaino flauto, Carlo Failli  clarinetto, Antonino Siringo  pianoforte e clavicembalo, Duccio Ceccanti  violino, Michele Tazzari  violoncello
Vittorio Ceccanti  direttore
La manifestazione, che prosegue fino a giugno 2017, gode del patrocinio del Comune di Capannori (Lucca).
Il Progetto Dello Scompiglio ideato e diretto da Cecilia Bertoni, prende vita nella omonima Tenuta, situata alle porte di Lucca, sulle colline di Vorno; una realtà in cui le attività legate alle arti visive e performatiche negli spazi interni ed esterni e il dialogo e le attività con la terra, con il bosco, con la fauna, con l’elemento architettonico contribuiscono a una ricerca di cultura. Ogni scelta relativa al Progetto è perciò valutata in relazione alla propria sostenibilità ambientale, attraverso forme di interazione e di responsabilità. All’interno della Tenuta Dello Scompiglio, accanto all’Azienda Agricola e alla Cucina Dello Scompiglio, opera l’omonima Associazione Culturale. L’Associazione dal 2007 crea, produce e ospita spettacoli, concerti, mostre, installazioni; realizza residenze di artisti, laboratori, corsi e workshop; organizza e propone itinerari performatici all’aperto, visite guidate, lezioni Metodo Feldenkrais®; gestisce lo Spazio Performatico ed Espositivo (SPE). Una particolare attenzione è dedicata infine alle attività culturali per bambini e ragazzi, con rassegne teatrali, laboratori e campi estivi.

Omaggio a Demetrio Stratos

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Assemblaggi Provvisori

L’Associazione Culturale Dello Scompiglio presenta “Assemblaggi Provvisori”: mostre, installazioni, performance, concerti, incontri, teatro ragazzi e laboratori, incentrati sull’individualità in relazione e/o in conflitto con il genere e sull’assenza di causalità e coincidenza tra il sesso biologico, la mascolinità / femminilità e l’orientamento sessuale. La programmazione, che raccoglie anche i progetti vincitori del bando internazionale, indetto a gennaio 2015 e rivolto a tutti gli artisti in ogni declinazione delle arti, si sviluppa da marzo 2016 alla primavera 2017 a Vorno (Lucca) nella Tenuta Dello Scompiglio di Vorno (Lucca).

Foto di copertina © Silvia Lelli

Sabato 17 settembre
dalle ore 19.00  SPE – Spazio Performatico ed Espositivo
Omaggio a Demetrio Stratos

ore 19.00
PRESENTAZIONE LIBRO
Stratos e Area
di Lelli e Masotti

Arcana Edizioni, 2015

interverranno
Silvia Lelli e Robero Masotti, fotografi e autori del libro
Cristina Casero, critica d’arte

ore 21.00
CONCERTO
John Cage: Mesostico per Demetrio Stratos                      PRIMA ASSOLUTA

David Moss voce
Patrizio Fariselli pianoforte e tastiere
Luigi Ceccarelli elettronica
Antonio Caggiano percussioni

Demetrio Stratos (1945-1979) è stato un artista poliedrico: immenso cantante, interessante compositore, fine e attento ricercatore, ha dedicato la sua breve vita al superamento delle barriere e delle convenzioni che relegavano l’artista all’interno di spazi sterili e angusti. Trasformando la sua glottide in un laboratorio vivente è riuscito a spingere la ricerca vocale ad un livello prima di lui inimmaginabile.

La sua voce androgina, in questo omaggio al grande artista, supera gli schemi rigidi del maschile e del femminile e si posiziona in un ambito primordiale in cui la voce, ancora libera dal giogo della parola, ha un significato in sé e per sé e va sviluppata nelle sue potenzialità nascoste. Nella sua continua e incessante ricerca musicale che lo porta ad attraversare svariati generi musicali – partendo dal pop, passando per il rock progressive, fino ad arrivare alla musica contemporanea – Stratos si trova a contatto con John Cage, uno dei più grandi compositori del Novecento. Ascoltando per caso una registrazione di Mesostics, Cage rimane talmente impressionato dalla vocalità straripante e potente di Stratos da proporgli di lavorare insieme. Quest’ultimo viene invitato a New York per un concerto che contribuisce a rafforzare il legame fra i due artisti.

Purtroppo Stratos muore prematuramente e nel 1991 Cage gli dedica Mesostico per Demetrio Stratos, a testimonianza della grande stima del compositore per il cantante greco-cipriota. Questo pezzo insieme ad altre composizioni di Stratos, compresi i famosi “schizzi”, rappresentano i materiali di cui si è servito il quartetto composto da David Moss, Patrizio Fariselli, Luigi Ceccarelli e Antonio Caggiano, per sviluppare una nuova partitura presentata in prima assoluta in questa occasione.

direzione artistica Antonio Caggiano

Il Progetto Dello Scompiglio ideato e diretto da Cecilia Bertoni, prende vita nella omonima Tenuta, situata alle porte di Lucca, sulle colline di Vorno; una realtà in cui le attività legate alle arti visive e performatiche negli spazi interni ed esterni e il dialogo e le attività con la terra, con il bosco, con la fauna, con l’elemento architettonico contribuiscono a una ricerca di cultura. Ogni scelta relativa al Progetto è perciò valutata in relazione alla propria sostenibilità ambientale, attraverso forme di interazione e di responsabilità. All’interno della Tenuta Dello Scompiglio, accanto all’Azienda Agricola e alla Cucina Dello Scompiglio, opera l’omonima Associazione Culturale. L’Associazione dal 2007 crea, produce e ospita spettacoli, concerti, mostre, installazioni; realizza residenze di artisti, laboratori, corsi e workshop; organizza e propone itinerari performatici all’aperto, visite guidate, lezioni Metodo Feldenkrais®; gestisce lo Spazio Performatico ed Espositivo (SPE). Una particolare attenzione è dedicata infine alle attività culturali per bambini e ragazzi, con rassegne teatrali, laboratori e campi estivi.

 

Informazioni e programmi www.delloscompiglio.org

Biglietteria SPE: da giovedì a domenica ore 15.00-19.00 | 0583 971125 | biglietteria@delloscompiglio.org

Addetta stampa Associazione Culturale Dello Scompiglio

Angelica D’Agliano | Via di Vorno, 67 – Vorno (LU) | 339 8077411 |  0583 971612 | angelica@delloscompiglio.org

Consulenza Ufficio stampa “Assemblaggi Provvisori” Giovanna Mazzarella | 348 3805201 | giomazzarella@gmail.com

Assemblaggi Provvisori – Il confine variabile del suono

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18 – 19 giugno, ore 18.30

“Il confine variabile del suono”

John Cage, Sonatas and Interludes  per pianoforte preparato
Alvin Curran, For Cornelius
Terry Riley, Keyboard Studies 1-2 

Fabrizio Ottaviucci, pianoforte preparato

Attraverso l’esperienza di alcuni dei più importanti compositori americani, il programma percorre il filo sottile del confine tra il suono definito e la sua “aurea” di potenzialità espressive. Nella sempre mutevole preparazione, il pianoforte di John Cage si trasforma in uno strumento di percussioni liriche volto ad ampliare lo spazio e il dialogo tra i suoni percepiti attraverso gli armonici prodotti dalla preparazione (fatta inserendo viti, gommini, dadini, vari materiali da ferramenta nella cordiera) e i suoni “reali” lasciati vibrare dalle corde rimaste libere. La stessa fusione e trasmigrazione di frequenze e colori avviene nel magma sonoro di “For Cornelius”, di Alvin Curran dedicato al suo maestro Cornelius Cardew, dove gli armonici prodotti dalla violenta stimolazione delle corde si sovrappongono e mescolano all’ascolto delle note scritte. Attraverso la ripetizione e la tecnica del minimalismo, Terry Riley determina un flusso di suono variabile e in continua metamorfosi. La versione dei Keyboard Studies per nastro e pianoforte presentata al concerto è stata coordinata e curata direttamente con il compositore. (Fabrizio Ottaviucci)

 

Assemblaggi Provvisori – Omaggio a Schubert

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Johann Heinrich Fussli, Amleto rende visita ad Ofelia

Ore 19 – Incontro

“Il fascino ambiguo del valzer”
con Oreste Bossini e Mauro Covacich

“La morte e la fanciulla” è il titolo di un Lied di Franz Schubert, che ha trovato nella sua abbondante e perenne fioritura di musica vocale il mezzo migliore per esprimere i pensieri e i sentimenti nascosti nei più reconditi recessi della coscienza. Spesso i Lieder hanno alimentato e fecondato anche la sua produzione vocale come nel caso della Morte e la fanciulla, diventato in seguito il tema per il movimento di variazioni di uno dei suoi più amati e popolari quartetti d’archi. Nella traduzione italiana, in realtà, si perde la connotazione sessuale del Lied, che descrive un breve e fatale dialogo tra un’adolescente e un uomo che cerca di sedurla. In tedesco infatti la morte, der Tod, è di genere maschile, così come una ragazza molto giovane e inesperta viene definita, in forma dialettale, Mädchen, un termine di genere neutro. Il classico tema di amore e morte, dunque, in questo caso assume una connotazione di esplicita seduzione erotica, che nel particolare mondo di Schubert si riverbera con sfumature variegate e complesse. Una ricognizione dei percorsi artistici di Schubert infatti non può prescindere dalla consapevolezza della sua condizione omosessuale, in un contesto fortemente repressivo ma non privo di molte ambiguità qual era la Vienna del primo Ottocento. La decisione di prendere coscienza della sua vera natura e di voltare le spalle ai valori patriarcali della famiglia e del lavoro, che il padre tentava vanamente di inculcare nel recalcitrante giovane artista, trova uno straordinario riflesso in uno dei suoi Lieder più abbaglianti, “Erlkönig”, torcendo il testo di Goethe per esprimere la tormentata conquista di una propria identità. Naturalmente non era possibile in una società come quella della Restaurazione seguire in maniera aperta la natura delle proprie passioni, ma Schubert aveva a disposizione un eccezionale linguaggio riservato, attraverso la musica, per consentire ai suoi sentimenti di riversarsi liberamente fuori di sé. (Oreste Bossini)

Ore 21 – Concerto

“La voce seducente del male”

Franz Schubert, Der Tod und das Mädchen D531
                              Erlkönig D328
                              Abschied D578
                              Der Wanderer D489
                              Ganymed D544

Mirella Di Vita, soprano
Michele Pierleoni, baritono
Simone Soldati, pianoforte

Franz Schubert, Quartetto in re minore Der Tod und das Mädchen D810

Quartetto Noûs
Tiziano Baviera,
violino
Alberto Franchin,
violino
Sara Dambruoso,
viola
Tommaso Tesini,
violoncello

Informazioni e programmi www.delloscompiglio.org

Biglietteria SPE: da giovedì a domenica ore 14.00-18.00 | 0583 971125 | biglietteria@delloscompiglio.org

Thomas Demenga e Camerata Zürich

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È uno dei più importanti violoncellisti presenti sulla scena internazionale e torna ospite dei Concerti del Lingotto dopo nove anni di assenza. Nato a Berna nel 1954 e allievo di Antonio Janigro e Mstislav Rostropovič, Thomas Demenga ha suonato in carriera con molte delle più importanti istituzioni sinfoniche internazionali collaborando con direttori quali Myung-Whun Chung, Charles Dutoit e Wolfgang Sawallisch. Attivo anche come compositore e didatta presso la Hochschule für Musik di Basilea, è direttore artistico della Camerata Zürich, formazione con cui sarà protagonista sul palco dell’Auditorium Giovanni Agnelli martedì 5 aprile 2016 alle 20.30.
“Intermezzo pastorale” è il sottotitolo di Sommernacht op. 58, composizione per soli archi che apre il programma della serata. Scritta nel 1945 dal compositore svizzero Othmar Schoeck è una pagina ispirata a una lirica del poeta Gottfried Keller. Un balzo indietro di quasi un secolo ci proietta nella Düsseldorf del 1850 dove Robert Schumann compose il suo unico Concerto per violoncello e orchestra in la minore op. 129, in cui emerge un perenne conflitto tra il ritmo continuo di monologo interiore del solista e la tradizione segmentazione della forma concertistica. Si ritorna a metà del Novecento con la Sinfonia da camera op. 73a di Dmitrij Šostakovič che conclude il concerto. Non si tratta di un’opera originale, bensì di una trascrizione per archi, legni e arpa del Quartetto per archi n. 3, operata dal violista, compositore e direttore d’orchestra Rudolf Barshai, che all’arrangiamento orchestrale di opere di Šostakovič dedicò la propria attenzione in ben quattro occasioni con soddisfazione del compositore.

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